Vola il business delle armi

 

 Manlio Dinucci, 20.10.2014 “Il Manifesto”

L'arte della guerra. «Gli Stati uniti devono restare in grado di proiettare la propria potenza in aree dove ci viene negato l’accesso e la libertà di operare, manterremo un vasto portafoglio di capacità militari», dichiara il Pentagono

 

Appena un anno fa – con il ritiro di truppe dall’Iraq e dall’Afghanistan e gli annun­ciati tagli al bud­get mili­tare — i grossi azio­ni­sti delle indu­strie bel­li­che sta­tu­ni­tensi vede­vano nero sul futuro dei loro pro­fitti. Ora però, con le ope­ra­zioni mili­tari del Pen­ta­gono in Siria e Iraq e il nuovo con­fronto con la Rus­sia, il futuro è tor­nato radioso.

Il 23 set­tem­bre, primo giorno degli attac­chi aerei in Siria, due navi Usa hanno lan­ciato 47 mis­sili Toma­hawk, cia­scuno del costo di 1,4 milioni di dol­lari, distrug­gendo impianti petro­li­feri e altre instal­la­zioni siriane con la moti­va­zione che erano in mano all’Isis. Pochi giorni dopo la Ray­theon, pro­dut­trice dei Toma­hawk, si è aggiu­di­cata un con­tratto di 251 milioni di dol­lari per la for­ni­tura di altri mis­sili e le sue azioni sono salite del 4% in meno di un mese, men­tre l’indice gene­rale di Borsa è sceso nello stesso periodo del 2%. Aumenti ana­lo­ghi o supe­riori hanno regi­strato le altre mag­giori con­trat­ti­ste del Pen­ta­gono: la Nor­th­rop Grum­man + 4%, la Gene­ral Dyna­mics + 4,5%. Le azioni della Loc­kheed Mar­tin, che pro­duce tra l’altro i mis­sili Hell­fire sem­pre più usati dai droni Rea­per della Gene­ral Ato­mics, hanno regi­strato un aumento record del 9,5%. La stessa Loc­kheed ha varato il 18 otto­bre la set­tima nave da com­bat­ti­mento lito­ra­neo (Lcs) che, dotata di alta mano­vra­bi­lità e capa­cità di navi­gare su bassi fon­dali, può avvi­ci­narsi alle coste nemi­che per lan­ciare attac­chi in pro­fon­dità. Poco prima, in aprile, era stata con­se­gnata alla U.S. Navy la prima delle 10 navi da assalto anfi­bio della nuova classe Ame­rica, da cui pos­sono decol­lare anche i cac­cia F-35B della Loc­kheed. Ottime noti­zie per il busi­ness bel­lico anche sul fronte spa­ziale. Il 10 otto­bre la Gene­ral Dyna­mics ha spe­ri­men­tato il col­le­ga­mento, tra­mite il sistema satel­li­tare Muos (di cui una delle quat­tro sta­zioni ter­re­stri è a Niscemi), tra un aereo in volo sul Paci­fico e una base negli Usa con una capa­cità di tra­mis­sione dieci volte supe­riore alla precedente.

Il 14 otto­bre, la U.S. Navy ha instal­lato il sistema d’arma Aegis della Loc­kheed (di cui sono dotate già 74 sue navi da guerra) nella base Deve­selu in Roma­nia, che diviene la prima base ter­re­stre (la seconda sarà in Polo­nia) dello «scudo» mis­si­li­stico Usa in Europa, dotata di un radar Spy-1 e di una bat­te­ria di mis­sili Sm-3: que­sti — assi­cura il Pen­ta­gono — «non avranno capa­cità offen­siva ma solo quella di inter­cet­tare mis­sili bali­stici lan­ciati da paesi ostili» (con chiaro rife­ri­mento anche alla Rus­sia, che dovrebbe fidarsi della parola del Pen­ta­gono che quelli in Roma­nia e Polo­nia non saranno mis­sili per l’attacco nucleare). Il 17 otto­bre, è atter­rato alla base Van­den­berg in Cali­for­nia, dopo essere rima­sto 22 mesi in orbita, l’aereo spa­ziale robo­tico X-37B fab­bri­cato dalla Boeing. Lan­ciato con un razzo nello spa­zio, l’aereo (lungo 9 metri e pesante 5 ton­nel­late) è in grado di rien­trare auto­no­ma­mente alla base. Quale sia la sua mis­sione è top secret, ma vi sono fon­dati motivi per rite­nere che esso sia pro­get­tato per met­tere fuori uso i satel­liti nemici, prima di lan­ciare un attacco nucleare, o anche per tra­spor­tare armi nucleari nello spa­zio. Vani­fi­cando la pro­messa dell’amministrazione Obama di ridurre il bud­get mili­tare, il Pen­ta­gono dichiara che, poi­ché «gli Stati uniti devono restare in grado di pro­iet­tare la pro­pria potenza in aree dove ci viene negato l’accesso e la libertà di ope­rare, man­ter­remo un vasto por­ta­fo­glio di capa­cità mili­tari». Con­ti­nuerà così a gon­fiarsi, con cen­ti­naia di miliardi di dol­lari tra­va­sati dalle casse pub­bli­che, il por­ta­fo­glio dei boss dell’industria bellica.